Il Dolcevita: storia di un capo iconico (e chi può indossarlo senza pensieri)

Iniziamo con il definire il Dolcevita, o pullover a collo alto: capo di maglia leggera – tipicamente invernale – caratterizzato da collo alto risvoltato ad altezza del mento, ripiegato in modo semplice e ordinato.

Può essere in lana, cashmere o cotone, semplice o lavorato, può essere portato da solo o come sottogiacca in sostituzione della camicia. Soprattutto, non chiamatelo “Lupetto”: i due capi sono infatti diversi, e vede quest’ultimo come maglia a collo alto privo di risvolto.

Come nasce l’appellativo “Dolcevita”? Leggende popolari narrano tutto nasca dalla scena finale dell’omonimo film di Fellini, in cui Mastroianni si trova sulla spiaggia indossando una camicia e un foulard scuri che – da lontano – possono quasi sembrare un’unico capo in maglia a collo alto, voluminoso.

Mastroianni ne “La Dolce Vita”

Il Dolce Vita nel corso del tempo

Negli anni ’40 e ’50 le sweater girls lo indossano due taglie più piccolo per mettere in mostra le forme e amplificare il potenziale erotico del seno, scelta capace di rendere il capo decisamente popolare tra la gente.

La svolta per il pullover a collo alto avviene però negli anni ’60 con l’avvento dell’Esistenzialismo, di cui diventa uno tra i capi più iconici insieme a pantaloni a sigaretta (rigorosamente neri entrambi) e camicie abbottonate fino all’ultima asola.

Il Dolcevita diventa simbolo di ogni intellettuale francese che si rispetti e che frequenti le caves parigine per discutere delle ultime letture di Sartre. Diventa simbolo di una moda minimalista che spinge verso l’emancipazione culturale individuale – soprattutto delle donne.

Il Dolce Vita e Jakie Kennedy, Audrey Hepburn e Twiggy

Sarà Juliette Gréco, cantante parigina simbolo di questa corrente filosofica, a strappare al guardaroba maschile questo bellissimo capo per farne una dichiarazione d’indipendenza femminile ben lontana da quelle ‘due taglie in meno’ tipiche dei decenni precedenti.

Il Dolcevita diventa simbolo di chi aveva qualcosa da dire, non da mostrare.

Juliette Gréco

Dolcevita e Icone di stile

Dolce Vita: Body Shape e Facial Shape a cui sta bene

Partiamo dicendo che, per quanto capo iconico e denominatore di stile, il Dolcevita non sta – purtroppo – poi così bene a tutti.

Ci sono body shape e facial shape non particolarmente valorizzate dal collo alto: stiamo parlando della body shape Triangolo Inverso (Mela), alcuni casi di Otto o Clessidra particolarmente curvy, della facial shape Tonda e a Cuore e, più nel dettaglio, di persone dotate di spalle ampie, collo corto o largo e seno molto prosperoso.

Questo accade perchè il collo alto tende a spezzare la figura creando non solo un focal point sull’area di collo e décolleté, ma anche aggiungendovi volume.

In questo caso visi tondi e/o piccoli lo sembreranno ancora di più, spalle larghe appariranno ancora più larghe e un seno voluminoso acquisirà un’ulteriore taglia (caratteristica che però, al contrario, potreste voler enfatizzare per gusto personale).

Via libera invece al Dolcevita per figure a Triangolo o Pera (che, anzi, verrà ribilanciato verso l’alto grazie a questo piccolo stratagemma), il Rettangolo, i colli particolarmente lunghi e spalle piccole, che beneficeranno invece di questo voluminoso focal point nell’upper body.


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