Avere un Beauty Blog dopo i 30 anni

Succede che hai da poco superato i 30 anni, che il mondo del beauty ti appassioni da almeno 28 e che tu riesca a commuoverti davanti a un packaging.

Succede che basta, su consiglio di almeno un milione di amiche e colleghe tu apra un blog perché Ele, saresti bravissima.

Succede che sei felice, e che dedicare serate (che talvolta diventano notti) o interi weekend a scrivere pezzi, testare prodotti, scattare fotografie, post-produrle, programmare, editare e tutto il corollario che avere un blog oggi comporta… non ti costi fatica, anzi. Ti faccia sentire te stessa.

Succede che poi apri i tuoi canali social, entri in contatto con tantissime ragazze brave e di talento, appassionate e tremendamente giovani.

Succede che nelle tue foto c’è una ruga che dall’altra parte non c’è.

Succede che a malapena tu riesci a fare 9/10 ore in ufficio, tornare a casa, portare fuori il cane, fare la cena, la lavatrice, raccogliere i panni stesi da giorni e poi alle 11 di sera sederti sul divano con il tuo laptop in mano e ricominciare a lavorare (perché forse chi non sa non capisce, ma questo è un lavoro).

Succede che tu dirigi un reparto in azienda, mentre le altre magari studiano ancora e hanno un sacco di bellissimo, lunghissimo, preziosissimo tempo che per te è solo un miraggio.

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Succede che a volte non riesci a pubblicare con la loro frequenza, o a rispondere in tempo ai commenti. Succede che non ricambi un follow abbastanza in fretta e che indispettiti, tutti te lo tolgano (perché oggi funziona anche così, ti seguono per essere ricambiati e non perché attratti davvero dai tuoi contenuti).

Succede che allora capiti di chiedersi Ma io, qui, che ci faccio? e che la fatica ti spinga a mollare, perché tanto tu al passo non riesci a stare. Che non riuscirai mai a trovare un piccolo spazio in questo universo potenzialmente infinito e pieno di persone che hanno più tempo, più freschezza e forse più talento di te.

Poi ti scuoti, ti guardi allo specchio e pensi che qualcosa non va.
Che hai completamente sbagliato pensiero.

Che non è ogni quanto pubblichi, con quanta velocità interagisci o quanti like ricevi.
Non è cosa ricevi, ma cosa dai, come lo dai e quanto ti fa sentire bene.

La gioia di aver fatto una scoperta che, se non fosse stato per lo scouting per gli articoli, non avrei mai fatto. La soddisfazione di una foto ben riuscita, o anche solo il messaggio privato di una di voi che mi dice grazie, che stava cercando qualcosa di simile da tempo.

Viviamo in un mondo (digitale) in cui si è costantemente giudicati, misurati, valutati sulla base di kpi quantitative decise da altri e che non rispecchiano davvero quello che sei, o rappresenti. Altri che decidono chi è dentro e chi è fuori sulla base di numeri spesso acquistati su siti pirata che vendono popolarità finte e che, purtroppo, fanno breccia nei cuori di chi non sa distinguere fino in fondo un contenuto che vale dai like acquistati a peso.

La passione invece ha peso ma non prezzo e – soprattutto – non sa fingere.

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Quindi va bene così.

Andiamo bene con una ruga in più che significa anche esperienza, andiamo bene di corsa, impegnate, emotive, speranzose e piene di sogni. Andiamo bene senza giudizi o classifiche di merito, perché niente di quello che facciamo – se nel farlo siamo felici – ha diritto di essere giudicato.
Da nessuno.

E il pensiero torna a quando avevo 10 anni e suonavo il pianoforte con la timida riservatezza che contraddistingue il primo amore, rifiutando gli esami del conservatorio perché trovavo inconcepibile che qualcuno potesse mettere un voto all’emozione che sentivo nel creare un qualcosa di bello al tocco della tastiera.

Questo blog è il mio pianoforte e, come tale, non si accettano voti.

Insomma: 30 anni (+3) portati come una medaglia.